Camilla è una guerriera. La sua storia, in parte, è raccontata nell’Eneide.
Eccola. Alla testa delle sue guerriere. Chissà se è davvero bella come dicono. Chissà se è così feroce come raccontano. Da qui posso vedere solo la pelle di tigre che indossa sopra la corazza.
Mi sento addosso i loro occhi. Come quando cammino per strada in città. Sono qui che li guardo, in mezzo al campo di battaglia, alla testa del mio esercito.
Eppure riesco quasi a sentire le loro voci, i loro pensieri.
Dicono abbiano gli occhi di una tigre, di quella di cui veste la pelle. Dicono che non abbia pietà. Né lei né le sue amazzoni. Dicono che ci detesti tutti. Solo perché siamo uomini.
Fa caldo in questa pianura. Il sole incendia le corazze. Scalda i corpi. I suoi bagliori quasi mi accecano. Sento il sudore scendermi lungo i capelli, raccogliersi in una piccola pozza alla base del collo e poi debordare in un minuscolo rivo lungo la schiena.
La vedo adesso. Sta alzando la testa, come un lupo in caccia. Annusa la nostra paura. E quel bagliore di perla sono senz’altro i suoi denti.
Chiudo gli occhi e cerco di godermi questo refolo d’aria che corre da oltre la pianura. Arriva un profumo portato dalla brezza. Fiori e fieno tagliato di fresco. Il profumo dei campi che confinano coi boschi. Il profumo di quando ero bambina, e mio padre mi insegnava a cavalcare e cacciare.
Sorrido. Senza una ragione apparente.
Hanno dato l’ordine, le buccine stanno squillando. Alla mia destra i cavalli già scalpitano. Comincia la carica. Gli uomini dietro di me urlano, più per darsi coraggio che per spaventare il nemico. Cominciano a camminare con passo pesante, battendo le lance sugli scudi. Urlano come animali adesso. E rompono il passo. Corrono. La terra trema.
Il fremito della terra mi fa riaprire gli occhi. Li sento urlare. Abbasso la testa e li guardo schierarsi su questo tratto di pianura. Sono tesa, nervosa. Ma non ho paura. Ho già affrontato così tanti di loro in battaglia. Le mie compagne sono pronte. Alzo un braccio.
Do di sprone al mio cavallo.
Andiamo.
Dei! come urlano queste indemoniate. Muovono giù dalla collina come se fossero una frana di carne e metallo. Si muovono all’unisono, dentro una nuvola di povere in cui lampeggiano le punte delle armi. Navigano dritte verso di noi.
E il loro urlo acuto fa venire i brividi.
Ogni volta che li guardo mi domando perché.
Perché siamo qui, a scontrarci invece di cercare una via migliore. Perché questi uomini hanno così tanto bisogno di sangue e dolore. Forse perchè non conoscono la fatica del dare la vita, pensano che sia così semplice poterla togliere.
Sono stanca. Stanca di tutto questo.
Abbasso la lancia e ne carico uno.
Non fa differenza. Sono tutti uguali.
Nessuno di loro ha mai il coraggio
di guardarmi negli occhi quando lo affronto.
Sta caricando proprio me, ne sono certo. Sono sicuro che è lei. La pelle di tigre ad abbellire l’armatura. Occhi che sembrano rubati al cuore profondo dei laghi. Porta i capelli corvini raccolti in una coda semplice, alta sulla testa. Le braccia nude adornate da due bracciali d’argento. E un sorriso che non ha ragione, ma che incanta.
Sto ancora sorridendo. Me ne rendo conto solo ora. Il fremito dei muscoli del mio cavallo è la memoria di quand’ero bambina. Le urla attorno a me sembrano quelle delle mie compagne di giochi.
Per un istante torno a quel tempo.
Ma questo non è un gioco.
Alla fine di questa giornata,
chi sarà caduto non potrà rialzarsi.
Il suo cavallo mi passa accanto, la punta della lancia mi sfiora il braccio ed intacca la pelle.
Sento il sangue scendere ed accarezzare la mano.
La paura mi blocca il respiro.
L’ho vista. L’ho guardata negli occhi.
E quanto ho visto mi ha stupito.
Determinazione. Forza. Coraggio.
Quello che ti aspetti da un vero soldato.
Ma mancava una cosa che ciascuno di noi si porta in battaglia.
Non c’era odio in quello sguardo.
L’ho mancato.
La punta della lancia l’ha sfiorato appena.
Mi volto per controllare, e lo vedo.
Stupito, si sta guardando il braccio ferito.
Poco più di un graffio.
Ma mi ha colpito.
Non il corpo.
La mente.
Poteva evitarmi, poteva schivare il mio colpo.
Ma era troppo intento a guardarmi negli occhi.
Sento il suo cavallo fermarsi, voltarsi. Aspetto una seconda carica. Mi preparo. Fletto i muscoli mentre mi volto.
Se dev’essere scontro, allora che sia faccia a faccia.
Il mio cavallo esegue i miei comandi.
Si ferma e si volta.
Scendo.
Se dev’essere scontro, allora che sia faccia a faccia.
Siamo uno di fronte all’altra adesso. Sento l’elsa della spada aggrapparsi alla mano. Sento il mio respiro farsi profondo, quasi calmo. Ancora la guardo negli occhi. Ancora mi stupisco della sua presenza su questo campo di battaglia.
La lama della spada è ben bilanciata, la sento leggera nella mano. Mi rendo conto che ricambia il mio sguardo.
Non ha paura, e me ne stupisco
Vedo molte cose nei suoi occhi.
Determinazione. Forza. Coraggio.
Quello che ti aspetti da un vero soldato.
Ma manca quello che molti di loro si portano in battaglia.
Non c’è odio.
Si avvicina. Sarà scontro, lo sento.
Ma sarà scontro alla pari
Si avvicina. Sarà scontro, lo sento
Ma sarà scontro alla pari.


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