L’articolo uscito su STILELIBERO di Novembre
Produci. Consuma. Crepa.
La nuova trinità. Più potente di Padre-Figlio-E-SpiritoSanto. Più eversiva di Sesso-Droga-E-Rock’n’Roll.
Più adorata di qualsiasi Trimurti.
Produci.
Pare facile. Oggi che i posti di lavoro sono così leggeri, che per tenerli fermi bisogna salire sui tetti delle fabbriche.
Consuma.
Pare facile. Oggi che gli stipendi sono talmente esili che per farli arrivare al prossimo mese bisogna stiracchiarli come gomme da masticare.
Crepa.
Quello è facile. Maledettamente facile. Così facile che a volte basta una corda per appenderci i sogni e il collo.
Il fatto è che per cambiare, bisogna convertirsi. Magari non in forme spettacolari come San Paolo. Ma convertirsi. Ai piccoli gesti. Smettere di piazzare la macchina sui marciapiedi, ad esempio. O domandare lo scontrino al bar. Fino al martirio dell’impegnarsi in prima persona, anziché aspettare che il mondo cominci a girare nell’altro verso.
Invece siamo sempre impegnatissimi in cose infinitamente più importanti. Come i contadini di una volta, che per non pagare il giro all’osteria, tornavano a casa di corsa. A go’ a vaca che a ga da fare… e via… in fuga, come gatti nella notte.
E’ un vizio antico, quello del lamento al cielo sopra di noi. E i Veneti ne sono maestri. I xe tuti compagni!! ripetuto a mo’ di litania nelle piazze e nei bar, dalle Dolomiti all’Adriatico. Poi, però, pochi si fanno avanti per provare a cambiare quello che ci sta intorno. Che sarebbe semplicissimo. Le soluzioni sono sotto gli occhi di tutti, no? Basta coi ladri, basta con quelli che non pagano le tasse, basta con quelli che stuprano il territorio. Tutto nella patria del fame ben, delle campagne diventate distretti industriali serviti ancora dalle mulattiere e delle famiglie che prendono il sussidio dal comune per portare i figli a scuola. In Cayenne.
Eh, ma costa fatica. Eh, ma costa tempo. Eh, ma bisogna metterci la faccia per cambiare il mondo.
Eh ma go a vaca che a ga da fare.
E intanto aspettiamo che arrivi qualcuno a salvarci, a sistemare le cose che non ci piacciono e a farci contenti.
Aspettiamo che l’Autunno diventi Caldo.
Aspettiamo che l’Inferno ghiacci.
E intanto produciamo.
Consumiamo.
Crepiamo.

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