Nebbia.
Nebbia ovunque.
Nebbia che cancella il mondo, e dalla quale la strada emerge come da una fanghiglia densa.
In mezzo alla nebbia c’è una caserma, riposta in un un angolo di paese, a due passi dal cimitero. E’ una caserma discreta, di quelle che non fanno rumore, accucciata com’è nella campagna nebbiosa; ha una grande antenna radar e della costruzioni basse e grigie, quasi pigre.
Non ci sono più soldati dentro, non ce ne sono da un pezzo, e nessuno ha tenuto in ordine per così tanti giorni che sono cresciuti gli alberi davanti alle porte. Svuotata lei e svuotato il paese, entrambi rimasti bloccati in un passato che non ha generato figli.
La caserma s’è riempita di nuovo da un po’ di tempo. Uomini vestiti quasi tutti uguali, ma senza l’ordine e il rigore dei soldati. Girano scanzonati e dinoccolati per la piazza d’armi; sono profughi e rifugiati, messi qua perchè non si vedano troppo in giro.
Se ne vanno per le strade che corrono in mezzo ai campi, quasi inghiottiti dalla nebbia.

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