Primavera

c’e un albero, cresciuto ai bordi di un recinto, in mezzo a rottami e macchie d’olio. Ha strappato con fatica la terra al bitume del piazzale. 

È cresciuto tutto storto, quasi a scappare dalla facciata di cemento prefabbricato dell’officina che lo ospita. 

È un albero strano, fiorito a metà anche adesso che è gennaio. Di faccia ha un’enorme ventola che giorno e notte gli spara addosso un getto intenso di aria calda, imprigionandolo in un eterno abbraccio di scirocco. 

Le foglie sono verdi. Rigogliose. 

Estive. 

E uno pensa alla forza della natura, che approfitta di ogni occasione per far fiorire la vita, nonostante tutto intorbo sia un fiorire di bidoni svuotati e l’aria sia piena dì luccichii oleosi di lubrificanti gocciolati sul selciato. 

A guardarlo bene, però, l’albero è fiorito solo a metà. A mano a mano che l’aria calda perde di slancio e si mischia con quella invernale, le foglie verdi e rigogliose diradano, lasciando spazio agli stecchi dei rami, spogli e intonati alla stagione. 

Quest’albero è un albero sospeso nel tempo, contemporaneamente fisso e sfasato. E ciascuno vede quello Che preferisce: la forza ostinata della vita, che rinasce quando meno ce lo aspettiamo; oppure una promessa di primavera,che é lì pronta a sbocciare non appena sarà cambiato il vento; oppure un ricordo d’estate, un po’ malinconico e un po’ generatore di speranza. J

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