Dal poggiolo della stanza si vede la schiena della Moschea Blu, ed i suoi minareti che si allungano alteri contro il cielo della sera.
L’imam che chiama la preghiera della sera è quasi romantico; lo sarà molto meno domattina prima dell’alba, quando gli altoparlanti rimanderanno di nuovo la sua voce a sbattere contro le finestre della camera da letto.
Santa Sofia è poco più in là, elegante e testarda. Scismi, crociate, invasioni, tre imperi, un paio di rivoluzioni, infinite guerre. La città intorno a lei si è sfatta e nascosta, mutata nelle carni e con le ossa che di tanto in tanto riappaiono. Ma Lei è sempre lì, ostinata e sprezzante; nessuno ha davvero mai avuto il coraggio di toccare la sua bellezza austera ed altera, anche se tante volte è stata schiaffeggiata. Così antica da essere famigliare a tutti, perché replicata mille e mille volte in mille e mille paesi.
Il Bosforo le cinge le spalle, acceso dalle luci delle navi, volato di gabbiani.
Poco più in là Topkapi, l’immensa tenda di marmo e oro, ristoro dei sultani, parco dei cittadini. Nei suoi giardini, ricolmi di rose, principesse e giovani nobili parlavano d’amore in un mare di candela che sembravano galleggiare nell’aria della sera, attaccate com’erano al dorso di decine di tartarughe che, indifferenti, brucavano e camminavano tra i fiori.
Poco più in là, incredibilmente vicini, i ponti che portano in Asia.
Un viale si apre, corre verso l’immensa periferia di una città di quindici milioni di abitanti,. Di giorno è il regno dei turisti, ricolma di negozi e ristoranti. È la via che porta alle moschee sulle colline e al Bazar delle Spezie.
Di notte lo camminano con disperata dignità centinaia di profughi, per lo più siriani, che al calar della notte escono dalle tane in cui si nascondono alla polizia e ai turisti.
Ci sono due bambini, il più grande avrà forse sei anni, che dormono al riparo dei pannelli di legno di una casa in ristrutturazione, il materasso e la coperta fatti con un cartone lercio di chissà che cosa.
Lungo il viale, vicino alla fermata del tram, una ragazza. Velo a fiori a coprire i capelli castani, grandi occhi marroni; chiede in elemosina un pezzo di sapone

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