Se ne sta in un angolo della bettola, seduto di sguincio su una sedia impagliata, un gomito appoggiato al tavolino, nell’altra mano un bicchiere di vino bianco frizzantino.
Porta un paio di pantaloni larghi, pieni di tasche, dal taglio sportivo, e una canottiera dalle spalline larghe. Tutto nero. In testa una bandana, nera anch’essa, incornicia un volto di pelle bruciata e barba bianca, che intorno alla bocca diventa giallo nicotina. Dall’orecchio sinistro pende un cerchiello dorato, che rimanda gli stessi bagliori dei suoi occhi chiari.
Sorride, guardandosi attorno. Fissa gli avventori del bar, tutte vecchie conoscenze incastrate in una sorta di eterno presente.
Il barista, il postino, i due carabinieri, i quattro vecchi impegnati in un’eterna partita a scopone scientifico. Ogni tanto a questa sorta di presepe si aggiunge qualche statuina in transito.
I due fidanzati seduti nel porticato, due caffè e una mappa della città.
Un ragazzo di colore, carico di chilometri e collanine da vendere.
La rumena pettoruta, bionda di tinta fatta in casa e in libertà provvisoria dalla vecchia arteriosclerotica che accudisce di solito.
Una volta andava a pescare, e con una faccia così non c’è da meravigliarsi che tutti lo chiamassero “il pirata”; lo hanno ribattezzato a quel modo abbastanza a lungo che persino lui, ormai, fatica a ricordare il proprio nome. Aveva battuto le valli da pesca in cerca di caparosoli sin da quando aveva 15 anni, ma adesso che era più vicini agli ottanta che ai settanta la laguna era diventata troppo umida per andare a batterne le vie sommerse notte dopo notte.
Se ne sta,quindi, al bar, spiaggiato, ad aspettare il succedersi dei giorni; ogni tanto sostituisce uno dei vecchi nella loro interminabile partita a carte, o riceve i fornitori del barista quando questi si allontana per qualche commissione.
Più un pezzo di arredamento, ormai, che un cliente.
Resta sempre in silenzio, seduto sulla sua seggiola, limitandosi a poche sillabe e a qualche cenno per le ordinazioni. Ha una sua costanza, quasi una devozione, nel presentarsi tutti i giorni al bar, tanto che ormai è diventato famoso nella piazza dei pescatori.
Pare che negli anni abbia interrotto il suo ascetico silenzio solo una volta, con una ragazzotta polacca che parlava un inglese stentato e che aveva sbagliato decisamente strada nel suo viaggio verso Venezia. Pare che gli altri avventori abituali del bar lo abbiano preso in giro per settimane a causa di questa sua insospettabile e imprevedibile vitalità, ma da allora il Pirata si limita a sorridere con aria vagamente beffarda, con in mano il suo bianchetto frizzante e la schiena appoggiata alla seggiola.

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