CERTOSA DI PADULA E SAN GIOVANNI IN FONTE

La certosa dovrebbe essere un luogo di preghiera e di pace, ma questo enorme complesso assomiglia più ad una reggia che ad un eremo.
L’accesso è attraverso un cortile che si apre sulla facciata della certosa vera e propria; questa doveva essere una corte di “scambio”, un luogo in cui i famigli e i lavoranti dei monaci svolgevano quelle mansioni che ai frati erano precluse e che erano a stretto contatto con il mondo esterno.
il portale della certosa è maestoso, reso ancora più imponente dal cielo coloro piombo che fa risaltare il giallo caldo delle pietre della facciata.
L’interno è mastodontico, un susseguirsi di colonne di arenaria gialla, che sfocia in ambienti decorati da rilievi di marmo, intarsi di pietra ed affreschi.
Le sale più piccole sono adibite a museo archeologico, con un’interessante collezione di reperti sanniti e protoromani.
IL pezzo forte della certosa, però, è il grande chiostro centrale. Un enorme prato, dominato al centro da grandi alberi e che si apre sull’anfiteatro delle colline circostanti, punteggiate di case.
E’ facile immaginare i monaci passeggiare in questo chiostro, o lungo i corridoi degli ambienti interni, impegnati a recitare le proprie preghiere e ad attendere alle proprie faccende secondo gli uffici dell’ordine.
La pioggia scende, inzuppa l’aria, ma decidiamo comunque di abbandonare i locali della certosa, e il suo silenzio, per raggiungere un luogo che ci è stato consigliato dal nostro personale angelo custode turistico.

Ci allontaniamo, quindi, dall’imponenza elegante della certosa – e dal brutto ristorante che l’assedia, e ci dirigiamo verso la campagna. Arriviamo al limitare di una piccola distesa di campi, con un sentiero che si inoltra nel verde.
Dopo poche centinaia di metri, la chiesa di San Giovanni In Fonte appare, anzi sorge dalle acque.
San Giovanni è una pieve antica, costruita direttamente su una fonte risorgiva che alimentava il battistero. Nel corso dei decenni, il terreno ha ceduto all’acqua, che ha invaso la navata. La chiesa è stata abbandonata, e il suo pavimento ora è un tappeto d’alghe e acqua cristallina, i suoi soffitti rifugio per gli uccelli.

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