COSTA DEL CILENTO

Ci imbarchiamo presto, a terra prima che in nave: un piccolo autobus viene a prenderci in paese e di strada in strada raccoglie altri turisti fino alla porto. Alla fine saremo oltre una ventina, appollaiati sul tetto della nave in questa mattina che promette calura.
Ci mettiamo in movimento con una certa calma, dopo aver fatto colazione al porto e dopo aver cercato un posto a sedere che guardi a prua, ché fare tutto il viaggio di spalle non pare una scelta granché intelligente.
La motonave ha un gommone al traino, uno di quelli in cui ci si sta in una decina, e che a guardarlo sembra sia lì per fare da scialuppa di salvataggio.
Partiamo con il vento che sbatte in faccia, il sole che pare avere intenzione di restare con noi tutto il giorno e musica tamarra sparata dall’impianto audio. L’equipaggio è un guazzabuglio di genovesi e di campani, mentre i passeggeri sono turisti sparsi con un’interessante percentuale di tedeschi, abbastanza da giustificare una spiegazione in lingua germanica che ogni tappa del viaggio.
La barca corre lungo la costa, di tanto in tanto la moglie del capitano prende un microfono gracchiante e ci racconta di una collina che si è fermata a due passi dal mare, di antiche insediamenti sabini e di romani quasi abbandonati si questi monti, quasi fossero dei giapponesi alla fine della guerra.
La costa corre veloce, Acciaroli, Pioppi, Casal Velino, Ascea si affacciano dalla balconata dei colli cilentani.
A Pisciotta a barca si ferma; il paese appare lontano, abbarbicato sul colle. I turisti cominciano a scendere, il capitano ha slegato il gommone – che non è una scialuppa ma una lancia da trasporto. Cominciano i primi sbarchi, ma l’acqua qui è color turchese e sembra di sentirla cantare. Un terzo circa dei passeggeri decide che paese sarà sicuramente bellissimo, ma vuoi il caldo vuoi la salita, è sicuramente meglio il bagno qui e ora. I ragazzini si buttano direttamente dal ponte inferiore, quelli un po’ più maturi preferiscono una più comoda discesa via scaletta in un mare che sembra una piscina.
Nel giro è previsto anche il pranzo, che facciamo ormeggiati al largo della costa, con cibo semplice che dovrebbe ricordare quello dei marinai, poi la navigazione riprende verso Capo Palinuro.
La linea di costa cambia gradualmente, la montagna si avvicina al mare e la striscia di campagna fertile si fa via via più sottile; in prossimità di Capo Palinuro i contrafforti di roccia si buttano direttamente in mare, e questa diventa terra di pescatori più che di contadini.
La barca si ferma di nuovo, attracca cullata dalle onde, mentre il comandante libera nuovamente la lancia e noi ammiriamo la roccia bianca e butterata dal vento e dai nidi degli uccelli. La guida racconta la storia della Grotta Azzurra di Capo Palinuro, che deve il suo nome ad un particolare gioco di luce: il sole si riflette attraverso l’acqua di un sifone naturale, tingendo la grotta di un colore unico.
Saliamo a piccoli gruppi sul gommone che ci porta in un vasto antro naturale. A pelo d’acqua i molluschi tratteggiano una linea rossa e nera, mentre tutto l’ambiente è illuminato di blu topazio, una luce che proviene dalla profondità della grotta. E’ un ambiente semplicissimo eppure maestoso, in cui il rimbombo del motore copre i sussurri dei turisti, che sono divisi tra quelli senza parole e quelli che non riescono a trattenersi dalla gioia bambina di provare l’eco della grotta.
Ripartiamo, la barca segue ancora la linea della costa, doppiamo le cinque dita di Capo Palinuro e la motonave attracca nuovamente tra l’Isola del Coniglio – chiamata così per la sua forma – e la Spiaggia del Buon Dormire. Quest’ultima è una calletta in cui i pescatori erano soliti fermarsi a riposare dopo una giornata di duro lavoro, godendo del fresco e dell’ombra nel meriggio. La spiaggia è letteralmente assediata da barche di piccole e medie dimensioni, anche volendo “Buon Dormire” è rimasto solo il nome del posto.
Ci godiamo un lungo bagno nell’acqua profonda e fresca, dovendo però fare un po’ di attenzione alle altre barche in manovra.
Il cielo comincia a rannuvolare, risaliamo a bordo e iniziamo a dirigerci verso il nostro porto di imbarco, con il vento che cresce e la pioggia che comincia a scendere, fina e fitta.
Siamo allegri e sfiniti, la cassa della barca spande musica tamarra che non non puoi non cantare.

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