La strada corre lungo la pianura e poi si appoggia molle alle rive del lago. Sirmione è una lingua di terra, un’intrusione della collina nell’acqua.
Sirmione è una rocca, una delle tante, che lei protesa sull’acqua con un porticciolo protetto dalla merlatura. Si attraversano strade antiche, che offrono cibo da turisti: troppo caro e troppo uguale a se stesso.
La gente mastica, passando da un bar all’altro, o si dirige verso le panchine della banchina, per dividere con le papere questo scampolo di primavera.
Le strade conducono al punto più profondo di questa lingua di terra, dove il paesaggio è dominato dalle rovine della Villa di Catullo. Non sono sicuro che il poeta abitasse davvero qui, in una villa che probabilmente si incastellata e che ha assunto via via le dimensioni di un villaggio. Deve essere stata operosa, la villa di Catullo, e ricca; ci sono laboratori, magazzini e stalle. E una grande sala a colonne che guarda il lago. Gli ambienti sono collegati da scalette che permettono di coprire i dislivelli naturali della collina fino al pianoro superiore. Oggi tutto è coperto d’erba, non sono rimaste che poche tracce della pavimentazione originale. Ma non è difficile immaginare il via vai di lavoranti, schiavi e famigli, mentre la famiglia del patronus si godeva la brezza del lago.

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