Il Lago Santo è un piccolo specchio d’acqua incastonato a 1500 metri d’altezza, sopra Pievepelago.
Ci si arriva comodi, con una passeggiata di cinque minuti e tre rifugi con ristorante, che se per caso ti prende la fame nel chilometro scarso di passeggiata, almeno sei sicuro di uscirne vivo.
Il grande parcheggio oggi è praticamente deserto, ma sua ampiezza fa pensare che il posto sia molto frequentato, magari in estate quando un po’ più giù fa troppo caldo.
Dal Lago Santo partono un paio di sentieri che in poco più di mezz’ora di passeggiata portano al Lago di Baccio. E’ una zona ricca d’acqua, anche se il bosco sembra quasi brullo in questo inizio di primavera un po’ ritardataria. Per vedere un po’ di verde bisogna scendere di qualche centinaio di metri, quassù invece c’è ancora un po’ di neve a imbiancare le rocce che vedono poco il sole.
Su un pietrone messo di sghembo ai margini del bosco c’è una scritta lasciata da un gruppo di partigiani il dieci agosto del 1943. Hanno scritto “W LA LIBERTA’”. Me li immagino che guardano il lago, mentre uno di loro incide la pietra e il vento muove la superficie dell’acqua.
Me li immagino pieni di speranze, di illusioni magari, ben lontani dagli orrori che sarebbero venuto nei due anni successivi.

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