IL PEDONE

Tenere la linea ed avanzare. Due soli ordini, facili da eseguire. Nulla su cui pensare, niente colpi di testa. Solo passi pesanti.

Tenere la linea ed avanzare.

L’unico scarto possibile solo quando il nemico è a portata di mano, per finirlo con un colpo vigliacco che ne punisca l’ingenuità.

Avanzare e tenere la linea. Anche quando tutto intorno si fa caos; i compagni che cadono, gli alfieri che sfrecciano attraverso il campo, le torri che impassibili travolgono tutto quello che incontrano. La Regina che, sfolgorante nella sua armatura, attraversa le linee come una Furia.

Quelli che mi fanno più paura sono i cavalli, con i loro scarti improvvisi e le froge che buttano fiato bollente, e che se ne fregano dei varchi aperti per far passare le truppe e ti saltano addosso, schiacciandoti o lasciandoti nudo sotto il tiro del nemico.

E in tutto questo, il nostro Re resta nelle retrovie, ben protetto dall’esercito e impegnato in un balletto che gli consenta di attirare il nemico su di sé nella speranza di sbilanciare il suo eterno avversario. E nel fare questo, cadiamo tutti come se non avessimo alcun valore.

Per noi poveracci c’è solo da andare avanti e tenere la linea, sperando che nessuno si accorga di te fino a quando non arrivi dall’altra parte. Dicono che per quelli che ci riescono ci siano la salvezza o la promozione, una possibilità almeno di un movimento che potrebbe salvarti la vita.

Ma fino ad allora, fino a quando non hai raggiunto la linea del campo nemico, puoi solo sperare di non essere coinvolto in qualche corpo a corpo, di non finire sulla traiettoria di una torre o di un alfiere. O della regina. Puoi solo sperare che quei fottuti cavalli se ne stiano abbastanza lontano da non sentire il loro fiato puzzolente.

Un passo alla volta il campo nemico ce l’ho ormai a portata di mano. Sembra quasi che la battaglia si sia dimenticata di me. Non mi interessano trofei o promozioni, mi basta solo tirarmene fuori. Potermi voltare e avere la possibilità di guardare da un’altra parte.

Mi manca un passo, un solo passo e fanculo a tutti.

Aspetto il mio turno, guardandomi intorno, col sudore freddo che corre lungo la schiena ed impregna la divisa. Il tempo passa lento, mi sembra quasi che il mio cuore più che battere ticchetti come un orologio. Gli altri intorno a me si muovono lenti. Io vorrei correre, ma aspetto l’ordine. Aspetto che tutto finisca.

Alle mie spalle, zoccoli che scalpitano e fiato puzzolente sulla nuca.

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