La roveja è un legume selvatico, una specie di pisello che si coltiva in Italia Centrale: roba che conoscevano i contadini perché cresceva quasi spontanea e si poteva consumare al posto di coltivazioni più pregiate che invece sarebbero state vendute al mercato.
A vederla non ha un grande aspetto. La vendono essiccata in sacchetti pieni di pallini grigio-verdi di diverse sfumature che sembrano quelli che si sparano con le armi ad aria compressa.
La nostra viene da Castelluccio di Norcia, dall’azienda agricola dell’agriturismo Monte Veletta.
Non so se siete mai stati a Castelluccio, ma per farvi un’idea dell’ambiente potete guardare la sigla dell’ultima serie di Don Matteo: quella strada che spacca in due una pianura fiorita è la piana di Castelluccio. Il paese è arroccato più in alto, separato dalle coltivazioni di lenticchie così famose. E’stato duramente colpito dal terremoto che ha reso al suolo Amatrice e Norcia: parte delle case è crollata e trovare posto per dormire non è semplice.
Se poi non ti assicuri di aver prenotato, rischi di passare un paio d’ore ad immaginare di dover dormire in macchina con cinque gradi e senza sacco a pelo.
La roveja è proprio un legume umbro, descrive in maniera perfetta questa gente. Semplice al limite dell’essenziale, ruvida eppure capace di darti conforto con una semplicità solo apparentemente spoglia fatta di cosette come l’architettura gotica di quel che rimane di Norcia, o le rose che occhieggiano ovunque a Cascia.
Se vi capita di vedere l’alba a primavera a Castelluccio, potrete vedere la piana fiorita che emerge da un mare di nebbia che lentamente si dissolve. Roba da sentirsi Zeus Olimpio che osserva il mondo sorgere.
E nella piana ricolma dei rossi e dei gialli dei fiori, cavalli e mucche come in un quadro di Segantini.
Magari senza Don Matteo che corre sull’unica strada della piana.
Zuppa di Roveja (per 2/3 persone)
250 grammi di roveja essiccata
1 scatola di pelati
Olio EVO
Peperoncino
Fate bollire la roveja per 90 minuti in abbondante acqua non salata, scolatela e poi versatela in una pentola in cui avrete fatto scaldare l’olio ed i pelati, insaporendoli con abbondante peperoncino (io ho usato della ‘nuja, che mi pare dia più struttura del semplice peperoncino). Aggiungete acqua e fate bollire per una mezz’ora abbondante fino a che non sarà diventata una zuppa abbastanza densa. Aggiustate di sale e lasciate riposare un paio di minuti.
Se preferite una consistenza meno rustica, potete dare una passata di minipimer, ma non esagerate.
Servite ben calda con un filo d’olio EVO.

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